Caro Jan,
perdona il disturbo,ma sento il bisogno bruciante di salvarti da Ignazio La Russa,e dal suo desiderio di portarti in processione,che forse è poi il desiderio di tutta la destra,il desiderio di ogni qualunquista,e di chiunque si definisca anticomunista.
questo rende il salvataggio più rischioso?
forse basta evitare la dicotomia maledetta che non ti ha intrappolato,ma che ha intrappolato la tua memoria(?),e le modalità del suo perpetuarsi.metto un punto di domanda dopo memoria perché viene da chiedersi se la tua più grande qualità,agli occhi di questi bastardi,non sia solo il tuo essere anticomunista.
il campo è da estendersi.
sei morto per espiare i peccati dello Stalinismo?
o per rinvigorire il rimpasto ideologico di tutto ciò che allo Stalinismo si opponeva?
se l’Unione Sovietica è stata il motivo che ti ha spinto alla morte,allora dobbiamo rendere conto alle democrazie dell’Europa Occidentale del continuo,quotidiano tuo ucciderti?
cerco disperatamente di fottermene di queste cazzate.
non sono qui per le analisi,l’ho già detto.
il fulcro della questione è reinterpretare il tuo gesto,aldilà delle ovvietà ideologiche,di sottrarti alla Dicotomia Divoratrice.non esiste una prospettiva ideata e privilegiata dal quale guardarti,nell’ampiezza del tuo gesto.non esiste ottica libertaria che possa aiutarmi,adesso.
potrei blaterare all’infinito sulla complessità del concetto di sacrificio,di libertà,e sulle figure di chi si è veramente spinto oltre la normale contestazione,che non equivale ad un normale svilente,ad una mediocrità del dissenso.è solo la sua forma accettata,accettabile,conosciuta.oggi ripercorrevo nella mente di un altro la sollevazione studentesca di Tienamen,e l’immagine dello studente immobile di fronte al carro armato cinese,mi ha riportato alla mente la corporalità intrinseca nel quale vi siete esposti.lui è morto subito dopo,e sebbene non sia possibile fare un paragone,cercherei la stessa ottica anche per rivedere il momento in cui lui è stato lì.
è sul concetto del corpo che voglio insistere, è nel corpo che veniamo feriti anche con la più sofisticata delle dittature,con il cosiddetto neofascismo.la punizione si stende sul corpo,anche quando è mentale,anche quando è prigionia psicologica,ed è il corpo che offriamo al potere nel circolo mortale della produzione,del consumo,e dell’appiattimento delle coscienze.
perché allora non usarlo come strumento di protesta?
sul piano di una valutazione profonda del tuo gesto,non si può paragonare ad una sollevazione popolare o ad una guerra civile,perché lì,il corpo è parte di un movimento congiunto di tanti corpi,e il cadavere,se c’é,è ciò che rimane,nella famosa conta,nelle sepolture sommarie,nelle fosse comuni.l’incredibile risonanza e particolarità del tuo gesto risiede nella sua natura di uno,Uno. l’individualità del corpo,la sua vita e la sua morte.il tuo corpo.
non è il DARSI FUOCO il punto,perché è solo una modalità,tra le tante.e non lo trovo un gesto simbolico,espressione di cui ama riempirsi la bocca l’opinionista di fronte al tuo caso,perché non c’é niente di meno simbolico di un corpo che arde per ore,in un’agonia lunghissima.forse simbolico è il movente.per de-strumentalizzarti bisogna capire il meccanismo : il tuo gesto è eterno.
ha valenza in ogni situazione,perché è protesta allo stato puro. trascende l’immanenza del presente in cui è stato compiuto,perde contatto con la situazione,diventando un gesto adattabile,flessibile,eterno.un gesto che è tuo,e basta.
così estremo da non proporre altre forme o l’assenza data di qualsivoglia governo o ordine o direzione,non era anticomunismo,non era più Praga e non era il 1969.
un gesto-affermazione.una protesta integrale,totale,senza attenuanti,senza un costrutto ideologico.
può sembrare un paradosso.toglierti il carico dell’attinenza con il contesto,destoricizzarti insomma,è quasi un’eresia.ma io non riesco a vedere oltre a te.destoricizzare il tuo suicido non gli toglie valore, lo rende infinito.
avevo scritto una lettera,era un ginepraio maledetto,e poi l’ho perduta. mi dispiace Jan,ti rendeva molta più giustizia.
era una serie di ragionamenti logici,di cui riesco solo a riportare la conclusione,che rimane così,sconclusionata.
la posto lo stesso,e ti pongo un interrogativo.è l’interrogativo che mi ha impedito di scrivere a Tina Modotti,ai primi di gennaio,e che mi ossessiona quando mi trovo davanti ad un volontario della Guerra Civile Spagnola.
noi il corpo non ce lo mettiamo più nelle contestazioni.abbiamo strumenti,appendici,ma non ci muoviamo più in quanto corpi,in quanto vite.
perché non siamo corsi in Grecia? o a Gaza?
non invito nessuno a darsi fuoco,Jan.tu hai avuto una dose eccessiva di coraggio,o di follia,
e un rogo umano al giorno toglierebbe valore al gesto(proprio perché unico,come sopra).
ma i nostri corpi?dove sono?
grazie Jan.per la tua protesta,per la tua speranza.