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15/12/08 Defenestrazione di Piombo.

 Ciao Giuseppe.

non è un paradosso.avresti dovuto esserci dov’ero io sabato sera-ti hanno commemorato benissimo.
senza commozioni facili,si può dire con una lucidità amara : hanno perfino mostrato un video dove quattro attori inscenavano le varie versioni date della tua morte.erano attori baffuti,appartenuti ad un altro decennio,e in un ironico bianco e nero ti hanno inscenato con distacco,per rendere ancora meglio l’atmosfera disumana di quel momento.delle versioni,la più bella è la terza,quella secondo la quale Loro hanno provato a tenerti per una scarpa mentre tu ti stavi deliberatamente gettando nel vuoto.ma tu le scarpe le avevi entrambe,no?
non è male neanche quella che ti descrive come un povero automa,svenuto per un malore e precipitato ad angolo ottuso sul davanzale della finestra.perché uno che sviene e scivola nel vuoto dovrebbe essere stato rinvenuto come sei stato rinvenuto tu eccetera eccetera?del resto,in quei giorni,si inventavano pure testimoni oculari pericolanti,e qui colgo l’occasione di commemorare anche Valpreda-compagno fottuto da un taxista fantasma.

la voglio scrivere più concisa possibile questa lettera,Pino.
è inutile pontificare,riportare fatti,riportare date e luoghi di una memoria che conserviamo in pochi.siamo sempre noi,e ce la passiamo a vicenda,e ci attraversa per poi ritornare,sempre a noi,come un cerchio.è bellissimo,ma sconfortante.ti hanno commemorato in tanti oggi,ma se ci pensi sono pochi,pochi come eravate allora,pochi come siamo e saremo sempre.
senza sminuirti,voglio pensarti come uno che ha ricevuto una gloria scomoda.la gloria di essere morto da Estraneo Ai Fatti,in un giorno assetato di capri espiatori.
e che dire d’altro?
“quella sera a milano era caldo,ma che caldo che caldo faceva,brigadiere apra un po’ la finestra…”
buonanotte.

ps.sentitevi ‘La ballata del Pinelli’ dei Frammenti.

Caro Pino
Io la Ballata del Pinelli l’avrò sentita circa ventimila volte, l’ultima è stata in mezzo ai compagni del circolo Malatesta. So che ai tuoi occhi posso sembrare un pò fuorviante ma io ne ho abbastanza dei Malatesta dei Proudhon dei Bakunin degli Stirner. Sono anarchico e non voglio allinearmi al pensiero che non riesce a guardarsi in faccia. Per molti compagni siamo gli stessi di cento anni fa, siamo diventati un -Ismo.
Pinè, parliamoci chiaro, tu sei un ferroviere, sai che cos’è la fatica vera e hai vissuto giorni e anni di fuoco. Ti stupiresti a vederci così lenti, acritici e incapaci di discutere il nostro pensiero.
ma molti lo sono.
Ci contiamo per i ninnoli che indossiamo, tante belle “A” di acciaio chirurgico piazzate nei lobi delle orecchie.
Pino siamo pochi e tu ci manchi, perchè siamo stanchi di tramandarci memorie che nessuno vuole raccogliere come se fossimo in una riserva animale.
Tu non sei memoria sei sangue del nostro pensiero, eri solo un ferroviere.
Sai che oggi praticamente sono morti tutti?
Sette processi nemmeno uno andato bene.
Mi piace sperare che tu abbia dimenticato i vampiri di quei giorni.
Io dal mio piccolo continuero a far rimbombare i muri con il tuo nome, la tua storia, il tuo viso e le tue idee

Ni dieu Ni maitre Pino.

8/12/08 Lettera a Alexis Grigoroupolos,RAGAZZO.

Ciao Alexandros.

io,quando esco a bere,non mi porto dietro sassi e molotov.io non mi porto dietro neanche lo spray al peperoncino,io non mi porto dietro neanche la famosa boccetta di succo di limone che salvò mia nonna dallo stupro.io quando esco a bere penso alla vita,e finisco per non pensare più.la mente si svuota,dopo un po’,ma non manca mai il sorriso amaro che mi distorce la bocca al passaggio di uno sbirro.
l’altra settimana ero in una piazzetta di milano.cercavo del fumo.oltre mezzora di attesa,per un decino di fumo scadente.si avvicina un uomo rasato,con la guancia sfregiata.le basette sono perfettamente perpendicolari a quello che dev’essere il colletto della divisa d’ordinanza.ci chiede se abbiamo ‘della marijuana’,perché ha fatto ‘due tiri di coca’ e ha bisogno di dormire.
non gli insegnano neanche a recitare,a queste merde.non è convincente,non ottiene altro che una palese ostilità e un’alzata di spalle.
non possiamo neanche darci la soddisfazione di smascherarli.recitano così male da volerci far credere che un quindicenne di un paese disperato va a bere con gli amici,e si trasforma in una minaccia personificata alla vita di un poliziotto che ti si avvicina,scendendo dalla macchina,e ti spara a sangue freddo. cosa significa avere il sangue freddo,Alexandros?significa che sei così lucido da riconoscere un sassolino da una mattonella,e una bottiglia di corona da una molotov?significa che ogni tuo gesto ha una chiara origine razionale?
significa che sei così integro da sparare consapevolmente ad un quindicenne?e poi di nuovo,la spirale della retorica,povero ragazzo,aveva quindici anni,povero bambino,ma i giri che frequentava erano pericolosi.infiammato da qualche coglione con il passamontagna,ti sei fatto ammazzare così.
i proiettili vengono sparati con la buona fede dei mostri,rimbalzano magicamente sull’asfalto intelligente,cugino delle bombe intelligenti,capace di dirigere un proiettile sparato per terra nel corpo di un Nemico dello Stato,e si cerca di rianimarti per riaffermare la razionalità di cui sopra,il sangue freddo che non preclude l’umanità grande dei difensori del nostro ordine pubblico,minacciato da te! da te,Alexandros Grigoropoulos.ma tu sei arrivato già morto,già freddo!
tu avevi il sangue freddo,diocane!tu solo,perché il sangue freddo lo hanno i rettili e i morti.
e dov’é il tuo nome,assassino? se zio cioran aveva ragione,e ”portare un nome è rivendicare un modo esatto di crollare’,allora vogliamo il tuo nome.vogliamo la tua identità.vogliamo sapere a che temperatura stava il tuo cuore,quando hai fatto il tuo dovere.
promettono di farti crollare,ti cancellarti dal sistema,ma io non ci credo.
perché hai fatto il tuo dovere,e non ci dicono neanche come ti chiami,Cittadino!

vaffanculo.
la pianto qua.
vogliono farci credere che ti stanno usando,che stanno dando fuoco a banche e automobili per colpa tua.lo Stato esprime cordoglio.intanto sei diventato un altro martire. ma per me,dentro di me,non sei soggetto a strumentalizzazione.
sei una prova,la RIPROVA,L’ENNESIMA,sei un altro innocente,non l’interruzione di una vita,ma la vita più preziosa che possa essere stata interrotta,sei stato estirpato mentre ti bevevi una birra.
perché dopo questa lunga catena di morti,non siete più martiri,ma ologrammi che ritornano alla memoria come lo spirito blu di obi-wan-kenobi,indicate una strada,noi non vi dimentichiamo,e se non è grazie a voi che reagiamo,ma per voi,VI DEDICHIAMO IL MOTO DEL NOSTRO CORPO E LA DIREZIONE DEL NOSTRO PENSIERO,PER VOI,solo per voi.
e il fatto di non conoscerti,paradossalmente amplifica il dolore.
conosciamo però i mandanti,che,in Grecia,in Italia,e dovunque,sono sempre gli stessi.

e ora,diamo voce ai fatti.
e
ancora.

6/12/08 acciaio fuso sulla linea 5

Cari Antonio, Rosario, Giuseppe, Rocco, Roberto e Antonio

Lo so che quello che sto facendo è semplicemente spolpare fino all’ultimo una storia che non fa ridere per niente, il mio non è nemmeno un dovere morale, né tantomeno un omaggio da presidente della repubblica. So solo che un anno fa voi eravate lì a fare il vostro lavoro, come tanti operai in questo continente vecchio e tremante. A Torino, che vi ha presi in braccio e portati via. Non so se avete guardato in faccia chi in piedi vi stava omaggiando stamattina, tra minuti di silenzio applausi e parole da giocolieri di categoria. Presidenti di squadre di calcio e preti che ululano ancora “quanta è bella la giovinezza quant’è bello crepare se c’è chi lo decide”. Di sporcarsi le mani non se ne parla proprio, mentre l’intero apparato mediatico per qualche tempo ha tentennato davanti alle vostre storie. Magari siete ancora lì, a casa vostra, ad asciugare i bicchieri della cena di ieri notte, lasciati nel lavandino perché dopo tre turni infernali non avete nemmeno voglia di guardare un telegiornale. Ed io voglio crederci, mentre il cappellano Bettiga urla che “il vostro sacrificio” non è andato perso. Morire in fabbrica, morire alla Thyssen Krupp è essere martiri ragazzi.

Non ci avevate mai pensato?

Friggere perché si sta facendo un turno di notte non rende noi dei gran pezzi di merda, anzi vi fa eroi. Perché siete il braccio della nostra (loro?) Italia. Me le immagino le vostre risate laide, mentre guardate le vostre famiglie chinare il capo con mestizia, compreso il vostro compagno e la sua unica idea di riscatto, quella di entrare nelle file di un partito politico. Mi dispiace tantissimo. Ma il mondo gira al contrario, anzi viene sbattuto a destra e a manca alla ricerca di un modo per avvolgere meglio lo zucchero filato. Perché intanto dopo di voi se ne sono andati centinaia, semplicemente per portarsi il pane a casa. Forse nemmeno lo sapevate, ma anni prima, quella stramaledetta fabbrica con sede centrale a Duisburg produceva panzer per il terzo reich, ve ne siete andati per chi della storia ne ha fatto uno scrupolo. Vi hanno anche accusato di aver provocato voi l’incidente, ci credereste?

Dodici ore di lavoro, chissà se daranno il bonus statale alle vostre famiglie dopo il rimborso milionario.

Ragazzi davvero mi dispiace.

Io posso anche capire che dopo ore di stanchezza voi abbiate preso ad accettate i contenitori dell’olio salvo poi cercare di spegnere un incendio con estintori vuoti, senza neanche un minuto di tregua. Ma nessuno ha minuti di pace.

Il cielo è cupo e io non ho nessuna voglia di pregare per voi, non so nemmeno cosa significa pregare.

Perciò ragazzi se oggi pioverà a dirotto mi basterà immaginare che ci stiate pisciando in testa sorridendo.

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