“sfregamento dei loro coglioni pieni,sul buco del loro ano,accarezzato e preso,per pomparmi via la vita” artaud le momo,ci-git.

caro antonin,
rifletto in questo momento su quanto la mia pelle mi stia stretta,intorno alle articolazioni,percepite lontanissime,e alle mie venne schiacciate,e al fatto che sto ascoltando musica pop di scarsa qualità,spazzatura bianca ipersessuata,la società ipersessuata di cui hai cercato di parlarci più volte.
ma non è di questo che volero parlare.
io parlarei solo del fatto che sei morto seduto ai piedi del letto per sfuggire al conformismo di morire sdraiati e il lusso di questo conformismo che ci acceca.
se sono sgrammaticata non è colpa mia,è la febbre che brucia.
e proprio nella febbre che brucia percepisco il mio corpo in maniera viva,netta e anche un po’ fastidiosa.e leggengo Corpo senz’Organi mi ritrovo così,a riflettere su masse tumorali che crescono timidamente-arcignamente dentro la pelle,automatismi rozzi,polluzioni infernali e marciumi,nell’inferno di budella ed Edgar Allan Poe dove sei vissuto,tra mille dolori di mercurio e elettroshock.

io ti amo,antonin.ho amato il tuo Eliogabalo-l’anarchico incoronato.ho amato il tuo ritratto di van gogh,così violento,anatomico,e il tuo viso era così ambiguo,così bello e poi sfigurato dalla psichiatria,"ho solo una faccia di cera e sono orfano".
ti ho amato perché eri violento,perché "sono colui che ha abolito il periplo idiota nel quale si ficca l’atto del generare,il periplo mamma-papà,
bambino".
io non ho mai letto "Il teatro e il suo doppio" o tutto quello che avevi da dire ai Surrealisti-no,ho preferito leggerti quando eri già inafferabile,nella tua personalità doppia paranoica ossessiva persecutiva e il tuo misticismo delirante,quando il tuo essere anarchico non era già più qualcosa di politico o artistico ma una spiegazione della realtà che arrivava a lambire la carne,che riusciva a confondere totem e santi con puttane e carnaccia di uomo immerdata e falli e vulve sifilitiche.
non perché sia sensazionalistico,o eroico,ma perché è nel mondo tuo,di Genet,di Malaquis,nel reazionario Cèline e in Cioran che muore la parola borghese francese,o che si imbastardisce in una specie di incesto tra la parola dei dottori e la tua,tra la parola dei padroni e quella dei Giavanesi,eccetera,e nasce uno strano figlio storpio che avrà breve vita,ma è lo scontro di tutta la decadenza,sono le urla selvatiche dei corpi maciullati dalla psichiatria,dalla guerra,dalle miniere e dalla prostituzione.
forse non mi sono spiegata,cazzo il termometro segna che ho 38 di febbre.

"l’interferenza dell’azione,
il transfert per deportazione,
la guarigione fuori divisione,
la divisione del ricolmamento;
l’assise infine
del non-fuori,
l’imposizione del fuori che dorme,
come di un dentro,scoppiato dalle latrine,
del canale in cui si caga la morte"
oh ti adoro,ti adoro tantissimo.

vado a letto Antonin,ma solo perché sono sicura di non morire neanche stanotte. altrimenti procederei alla morte dell’Io,emulandoti e poi cercherei di morire in una posizione imbarazzante per chi mi trova,con gli intestini in rilascio e non abbastanza rigor mortis per spostarmi senza ricoprirsi di merda.

antonin artaud,marsiglia 1896,ivry sur seine,1948.

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