Il fulmine vibrò senza un suono e si estinse

Chiari.

The Catcher
in the Rye non mi cambiò la vita, nè tantomeno mi fece sentire come
un ragazzo alla ricerca di se stesso e della sua cattiva strada.
Piuttosto la prima volta mi fece incazzare tantissimo, con quel suo
finale che suona come un pugno nello stomaco a tradimento. Il ritorno
dallo zoo a casa, la decisione quasi presa di ricominciare la scuola,
le sue parole di ferro arrugginite nell’arco di un fine settimana. La
dimostrazione del fallimento generazionale, della spinta propulsiva
adolescenziale spompata in un weekend. Salinger è morto, novantuno
anni suonati buona parte dei quali passati rinchiuso a casa sua senza
contatti con l’esterno. E’ forse questo che mi piaceva di lui, la sua
assoluta mancanza di tatto e l’arroganza discreta che lo portava a
sbarrare la porta di casa. Ovvio che anche questo lo ha trasformato
in una leggenda, almeno per quanto riguarda i "dreamers" e
i colonnisti di giornaletti universitari e maestri di vita
tristemente ancorati su una scrivania. O quei mezzi studentelli di
lettere che nella violenza della scrittura ci trovano la rivoluzione.
Solo perchè nelle loro vite non riescono a trovare una valvola di
sfogo, e si vomitano addosso parole che sembrano uscite da un libro
di storia della letteratura italiana. Quella rivoluzione per Salinger
era già morta e sepolta nei gesti, in quel continuo contrarsi delle
emozioni, nella paurosa misantropia del mitico Holden.

Noiosi

The Catcher
in the Rye arriva a casa mia in una maniera piuttosto inusuale, e
forse in quel piccolo gesto a distanza di tempo ci vedo tutto il
fascismo dell’educazione scolastica contemporanea. Avevo letto già
molto tempo prima le sue poche cose scritte (Alzate l’architrave
carpentieri! Che genio che era a impilare Saffo in una storia
torbidissima), ma per me The Catcher è stato una sorta di grande
rimosso della letteratura, lo lessi e lo gettai via con somma
tristezza e delusione. Negli anni si cresce, e cresce anche un
fratello che nei suoi primi anni di liceo classico era l’equivalente
umano di doctor Doom. Le solite storie di tutti, voti bassi,
insofferenza a leggi e comportamenti morali e sociali. La buona
insegnante consiglia a mio fratello di leggere The Catcher, lui apre
una pagina al mese, e poi comincia a scorrerci dentro, intanto però
non sembrava neanche stesse imparando qualcosa da quel libro, il suo
sguardo spento. Quando arrivò alla fine si limitò nel suo scarno
giudicare di sempre: "bello". Anche dieci minuti fa quando
gli ho richiesto se gli fosse piaciuto mi ha detto “bello, si si”.
Io lo sapevo però che quell’attenti sparato a razzo dalla
professoressa lo aveva fatto incazzare ancora di più, quasi come se
fosse una provocazione inaccettabile consigliare la storia di uno
scioperato intelligente che si redime sulla via del ritorno.

No, non ci
sto nemmeno un poco ad essere ritratto dentro quella copertina
bianchissima dell’edizione Einaudi, come non ci tengo neanche a
ricordarmi di un qualsiasi Holden. E’ un fessacchiotto di provincia,
uno che un genio come McCarthy avrebbe trasformato in una specie di
mostro subumano molto vicino alla santità alcolica di un Suttree.
Holden è la marionetta di Salinger conservatore e chiaramente
razzista nei confronti delle teste calde, uno di quelli che nel Texas
avrebbe sparato a qualche trombacocomeri nero. Paradossalmente nel
gesto "di formazione" che evoca quella scrittura c’è il
fallimento stesso dell’adolescenza, un passaggio e basta. Deve essere
per forza così?


"Non so
perché. Era solo che aveva un’aria così maledettamente carina, lei,
là che girava intorno intorno, col suo soprabito blu eccetera
eccetera. Dio, peccato che non c’eravate anche voi".


Su questo
Salinger è geniale, riesce a fagocitare rapidamente l’immagine di un
ragazzino immobile davanti a sua sorella, con quel “eccetera
eccetera” che mi ha sempre legato alla parola di Holden, quasi come
se fosse un vecchio sboccato seduto sulla sua veranda a masticare
tabacco. Niente lavate di testa o passaggi di tempo, o stupidagini
francesine da beata ignoranza, solo la totale sfiducia nei confronti
di se stessi prima e degli altri ancora prima. La loro presenza
omicida piena di egocentrismo e piaceri fin troppo ideali per
trascinarmi in basso.

Un ritratto
pessimo dei capricci adolescenti della middle class "carina",
pile di cadaveri sopravvissuti alla guerra e pronti ad essere carne
viva. Holden è tutto quello che detesto, innocenza sboccata
travestita da ignoranza e una buona dose di ricchezza puzzolente.
Allungarsi la linea della fortuna con un coltello non serve a un
cazzo, ma è suggestivo forse. D’altronde il buon Salinger è
riuscito nel sogno dello scrittore, fare soldi con un solo libro.
Questa storia è l’equivalente del 1949 di qualche serie televisiva
sui drammi adolescenziali americani, e di tutta quella ipocrita
borghesia cittadina che passava le giornate a scoparsi a vicenda e
adesso gira lo stivale con gli occhi pieni di speranza e la testa
piena di frasi sconnesse ma comunque "intelligenti". A
riempire la bocca di sogni devastanti che ci spezzeranno il cuore e
ci faranno sembrare puttane e puttanieri.

Salinger non
mi mancherai, mi mancheranno pochissimo i tuoi libri, d’altronde
anche gente del cazzo ha fatto libri di successo, pensate a Henry
Miller.

Lo schifo
risale a ritmo insostenibile.


Holden apre
la sua parola dicendo che della sua famiglia non ne vuole parlare,
"Carini", e basta, Holden torna a casa dopo aver guardato
la sua sorellina "carina".


Siamo al
paradosso della redenzione, dove non si cresce e non si muore, si
fallisce e basta. Il resto lo lasciamo a marcire dietro le nostre
schiene, in modo che anche sforzandoci di piegare il nostro collo al
massimo potremmo sentirne una leggera puzza, familiare, calda e
penetrante. Noi stessi quando ci alziamo da un letto qualsiasi.


Punto dopo
punto, fanculo dopo fanculo.

Posted in memento | Comments Off on Il fulmine vibrò senza un suono e si estinse

The Enemy, Myself

They stuck me in an
institution
Said it was the only solution
To give me the needed
professional help
To protect me from the enemy, myself

suicidal
tendencies

Il tuo funerale. Qualcuno direbbe che
l’occhio si limita alla superfice, ma non sono un esteta. Vedo un
rituale oscuro, colto in mezzo allo spettacolo d’America, putrido.
Stanno portando la tua bara, la prima guardia a destra arranca, fa
fatica a tenerti e la sua faccia ad ogni passo si sforza sempre più,
pur nascosta dalla durezza marziale che lo rende “un uomo”. Sta
di fatto che sembra gli stia scoppiando il braccio.

Pesantezza

è un
aspetto che più volte ritorna quando parlo della tua persona. Chissà
quant’eri ingrassato Richard.
Non che prima fossi la
leggerezza fatta a persona. Manco a farlo apposta.


La musica rimbomba, la gente sfoggia il
tailleur migliore, purchè nero, mentre Kissinger, il tuo compagno di
merenda con i fondi di bottiglia sugli occhi mentre parla trema
leggermente, le sue labbra sono eloquenti, doveva essere malato.


Gioisco.


Sembra che sbavi, è un illusione?


L’arte della dissimulazione, per come
la vedevi tu, è come l’asso di bastoni a tressette a perdere. Ma non
mi fare parlare del watergate, la tua creatura migliore che non hai
saputo controllare. In questo forse i Neocon ti hanno emulato alla
grande, sono che sono più furbi di te nasone. Piuttosto lo spazio
d’azione resta sempre lo stesso, e guarda alla possibilità che ha
gente come te di poter conquistare il potere. Perchè il concetto di
conquista va a braccetto con la dissimulazione. Nell’immaginario
americano standard effettivamente sei stato quello capace di
difendere una nazione che versava indelebilmente nella fusione tra
modernità e devastazione, Buona, dei valori.


Io non ho mai amato il concetto di
valore, poi associato alla tua figura ha un sapore particolare che
forse ritorna nelle dimensioni dell’immaginario, quando orami di te è
rimasto soltanto un cartone animato a sbeffeggiarti. Eppure oltre
alla pesantezza un altro concetto che mi inquieta tanto è la
sensazione di pericolo. Paura di trovarsi in bilico in una condizione
in cui tu diventi lo specchio di un’attualità disarmante, a tratti
soffocante se non del tutto invasiva.


In fondo diciamoci la verità, i tuoi
consensi sono stati strappati proprio alla classe media bianca,
palesemente razzista, che nel termine “conservatore” ci vede il
white power e le croci bruciate. Certo la tua dissimulazione in
alcuni casi andava anche sul recupero del concetto di “crisi”.


Chissa quanto centravi nell’assassinio
di Robert Kennedy, ti stracciò nella prima campagna elettorale, ma
si sa, sono i milioni che muovono consensi.


Sai Richard io faccio parte in un certo
senso di una “maggioranza silenziosa”, anticapitalista,
antimilitarista e per certi piccoli aspetti quotidiani anche hippie.


Sono il tuo peggiore scarto di società,
che da “rovesciamento” è stato surclassato dall’ideologia di
capitalismo della conoscenza.


Ecco forse le differenze di pesantezza.


Tu hai fatto dell’ignoranza e dello
spirito popolare di rivalsa contro il nemico rosso il tuo punto di
forza.


Oggi si produce sapere per incastrarlo
nelle maglie degli apparati statali.


Stavo pensando al giornalista Frost, un
figlio di puttana s’intende, ma con due coglioni quanto una capanna.


Ecco perchè non ho mai sopportato
Elvis Presley, oltre ad essere un bianco che ha palesemente rubato
una musica che non era sua, edulcorandola per la middle class che
metteva la crocetta sul tuo nome e poi per quella odiosissima foto in
cui ti stringe la mano strafatto e grasso come un cinghiale.


Nixon spia che cercava le briciole
anche tra i suoi colleghi, esasperando il potere immerso nel
maccartismo


Toh! Noto ancora delle somiglianze con
l’oggi.


Che nel potere presidenziale trovava la
forma più indiscussa di controllo.


Oggi come ieri direi.


Ti hanno copiato bene.



Non avrei voluto “ricordarti”, non
avrei voluto nemmeno scriverti, perchè nel mio piccolo rappresenti
l’inizio di un modo, di un metodo.



Se verrò mai in America, tu sarai il
primo al quale sputerò sulla tomba.


“Continuare la mia battaglia
personale nei mesi a venire per difendermi dalle accuse assorbirebbe
quasi totalmente il tempo e l’attenzione sia del presidente sia del
Congresso, in un momento in cui i nostri sforzi devono essere diretti
a risolvere le grandi questioni della pace fuori dai nostri confini e
della ripresa economica combattendo l’inflazione al nostro interno.
Ho deciso perciò di rassegnare le dimissioni da presidente con
effetto a partire dal mezzogiorno di domani.”


Nel nome tutto di un’America che non
esiste, come il suo sogno, prodotto cinematografico che si apre e si
chiude con una fucilata sulla moto.

Posted in memento | Comments Off on The Enemy, Myself

Go along Blues,Nina.

 
mi è successo due anni dopo la tua morte : nel dormiveglia mi sono sognata con un calzino solo nello specchio del bagno,mi trasfiguravo in te,tutto diventava buio,provavo una fortissima commozione,un’emozione bruciante in gola. ricordo la gioia che mi aveva preso,una sorta di immobile sorpresa e gioia,una ferma felicità impaurita,braccata dalla certezza che al risveglio sarei stata la solita adolescente bionda,e non la mia unica Diva. le ragioni fisiologiche di questo sogno sono due : da lì a due giorni fui operata alle tonsille,e soprattutto,il mio pc aveva deciso di impazzire proprio quella mattina e di svegliarmi con un loop di Mood Indigo.

Ciao Nina.

io credo nella Femminilità,che sia gaia o tragica,libera o oppressa,credo nelle donne.
credo nella differenza dei sessi,un insieme di sottigliezze,di ombre,credo nella differenza naturale dei sessi,e mi ribello a quella che impone il conformismo educativo,la società,il costume.
credo in quello che gli indiani chiamano Shakti,la forza creativa femminile.
credo che tu sia stata Shakti all’ennesima,donna,artista,attivista politica,madre,rifugiata.
credi nei tratti del tuo viso un po’ equino,i lineamenti duri,lo sguardo nerissimo,scocciato, determinato.
credo che senza di te,non avrei mai amato angela davis e tutte le femministe nere.
credo di impazzire quando la tua voce tocca certe parti di me,impazzire di piacere,o di dolore.
credo che tu sia emozione liquida,ma bilanciata,mai sguaiata,sottile,incredibile,elegante.
credo che tu sia stata unica. unico il tuo timbro,unico il tuo fascino.
credo che tu abbia sbagliato spesso uomini,che tu sia finita in tanti tritacarne.
credo che il mondo non avrebbe mai dovuto riscoprirti con uno stupido spot. credo che non avrebbe mai dovuto ri-scoprirti. credo che avrebbe dovuto scoprirti da subito,e lasciarsi guidare.
credo che tu abbia avuto un ruolo fondamentale nella scoperta della mia femminilità,e sessualità,in quanto donna reale,e non sottoprodotto del mercato musicale,perché se come tutte le ragazze ho scelto delle guide,non sono mai state femmine ready-made,stereotipi.
credo di averti preferito a billie holiday perché eri più cazzuta,e a grace jones perché eri meno cazzuta,più sofferta,meno crystal e tutine di latex,più autentica.
credo che tu sia essenziale.
io credo in te,Eunice Kathleen Waymon,nella tua chiesa battista di Tryon,nelle tue battaglie per il segregazionismo nero nel mondo dello spettacolo,nella tua ammirazione per Simone Signoret, nel piano che sfuma nel tuo grido rauco in Plain Gold Ring,e credo anche che in qualche modo si senta la tua mancanza.

io la sento.

Nina Simone,21 febbraio 1933-21 aprile 2003.

Posted in memento | Comments Off on Go along Blues,Nina.

in spagnolo si dice “atragantarse” credo.

28 marzo 1998,al carcere delle Vallette è stato trovato impiccato Edoardo Baleno Massari.

Posted in l'odio | 1 Comment

“sfregamento dei loro coglioni pieni,sul buco del loro ano,accarezzato e preso,per pomparmi via la vita” artaud le momo,ci-git.

caro antonin,
rifletto in questo momento su quanto la mia pelle mi stia stretta,intorno alle articolazioni,percepite lontanissime,e alle mie venne schiacciate,e al fatto che sto ascoltando musica pop di scarsa qualità,spazzatura bianca ipersessuata,la società ipersessuata di cui hai cercato di parlarci più volte.
ma non è di questo che volero parlare.
io parlarei solo del fatto che sei morto seduto ai piedi del letto per sfuggire al conformismo di morire sdraiati e il lusso di questo conformismo che ci acceca.
se sono sgrammaticata non è colpa mia,è la febbre che brucia.
e proprio nella febbre che brucia percepisco il mio corpo in maniera viva,netta e anche un po’ fastidiosa.e leggengo Corpo senz’Organi mi ritrovo così,a riflettere su masse tumorali che crescono timidamente-arcignamente dentro la pelle,automatismi rozzi,polluzioni infernali e marciumi,nell’inferno di budella ed Edgar Allan Poe dove sei vissuto,tra mille dolori di mercurio e elettroshock.

io ti amo,antonin.ho amato il tuo Eliogabalo-l’anarchico incoronato.ho amato il tuo ritratto di van gogh,così violento,anatomico,e il tuo viso era così ambiguo,così bello e poi sfigurato dalla psichiatria,"ho solo una faccia di cera e sono orfano".
ti ho amato perché eri violento,perché "sono colui che ha abolito il periplo idiota nel quale si ficca l’atto del generare,il periplo mamma-papà,
bambino".
io non ho mai letto "Il teatro e il suo doppio" o tutto quello che avevi da dire ai Surrealisti-no,ho preferito leggerti quando eri già inafferabile,nella tua personalità doppia paranoica ossessiva persecutiva e il tuo misticismo delirante,quando il tuo essere anarchico non era già più qualcosa di politico o artistico ma una spiegazione della realtà che arrivava a lambire la carne,che riusciva a confondere totem e santi con puttane e carnaccia di uomo immerdata e falli e vulve sifilitiche.
non perché sia sensazionalistico,o eroico,ma perché è nel mondo tuo,di Genet,di Malaquis,nel reazionario Cèline e in Cioran che muore la parola borghese francese,o che si imbastardisce in una specie di incesto tra la parola dei dottori e la tua,tra la parola dei padroni e quella dei Giavanesi,eccetera,e nasce uno strano figlio storpio che avrà breve vita,ma è lo scontro di tutta la decadenza,sono le urla selvatiche dei corpi maciullati dalla psichiatria,dalla guerra,dalle miniere e dalla prostituzione.
forse non mi sono spiegata,cazzo il termometro segna che ho 38 di febbre.

"l’interferenza dell’azione,
il transfert per deportazione,
la guarigione fuori divisione,
la divisione del ricolmamento;
l’assise infine
del non-fuori,
l’imposizione del fuori che dorme,
come di un dentro,scoppiato dalle latrine,
del canale in cui si caga la morte"
oh ti adoro,ti adoro tantissimo.

vado a letto Antonin,ma solo perché sono sicura di non morire neanche stanotte. altrimenti procederei alla morte dell’Io,emulandoti e poi cercherei di morire in una posizione imbarazzante per chi mi trova,con gli intestini in rilascio e non abbastanza rigor mortis per spostarmi senza ricoprirsi di merda.

antonin artaud,marsiglia 1896,ivry sur seine,1948.

Posted in memento | Comments Off on “sfregamento dei loro coglioni pieni,sul buco del loro ano,accarezzato e preso,per pomparmi via la vita” artaud le momo,ci-git.

Fa la cosa giusta,Boicotta Libero.

 Libero ha pubblicato mercoledì 18 Febbraio un diffamante e delirante articolo contro gli animalisti,al quale mi sono permessa di spedire questa lettera.
Questo è l’articolo,ad opera del luminare Luigi Santambrogio,un autentico genio,una mente finissima,scritto in verde-Padania.

"Le punte assurde a cui è giunta l’ossessione contemporanea per i diritti degli animali è il segno più chiaro del desiderio di morte che affascina la civiltà occidentale. Non passa giorno che la cronaca non ci informi di qualche sindaco orgoglioso di aver fatto approvare il suo bravo statuto dei diritti zoologici, pesci rossi e conigli compresi. in fondo a queste Costituzioni, sentenze e Carte dei diritti universali degli scimpanzè c’è un codicillo in caratteri microscopici che ci farà tutti secchi. Dietro questa commozione spacciata a quintali si nasconde il mostro di una nuova dittatura: quella del nulla tenebroso dove tutti gli uomini sono bigi (i gatti già lo sono). Occorre incrociare i movimenti animalisti per mettere a fuoco l’inganno. Il nemico teologico di Peter Singer e Ralph Acampora è lo specismo, una variante del razzismo, altrettanto obbrobriosa fondato sull’assunto che anche gli animali soffrono, quindi sono uguali agli umani.  Tutto ciò ha forse a che vedere col   vertiginoso aumento gli adepti del vegetarismo. Un italiano su 10 lo è, in 6 milioni hanno bandito la carne dalla loro alimentazione e le cifre ci dicono che nel 2050 saranno 30 milioni. A scanso di equivoci faccio parte di quel 10 per cento, pure se considero imbarazzante la compagnia dei verdurai.Alla scelta vegie o più estrema vegana sovente si aggiunge la militanza animalista nella forma radicale. I movimenti liberazionisti si battono contro gli allevamenti intensivi, chiedono libertà per galline e polli rinchiusi in lager da macello, ucciderebbero pur di strappare manzi e vitellini all’industria della carne. Commovente, eppure questa rivoluzione ha come fondamento l’odio per l’uomo, la distruzione della sua centralità nella scala culturale, la differenza specifica e di specie. L’amore per gli animali è proporzionale al disprezzo per la persona umana. Ma non è solo la fine di ogni umanesimo, c’è qualcosa di più e peggio in queste teorie. L’animalismo ateo (oggi dominante che detta regole alimentari e comportamenti ambientali) si fonda infatti sulla negazione del senso religioso e dei suoi tre elementi: ragione, libertà e mistero. Che vengono assassinati a vantaggio di un biologismo parascientifico che annulla ogni differenza.E’ ideologia spietata. Che si adatta alle peggiori dittature, la parità animale ha fondamenti compatibili con il materialismo comunista e il paganesimo razzista.C’è poco da stare allegri se un progetto finanziato dall’Unione europea  prevede l’uso di cellule staminali embrionali umane, ansicchè di cavie animali per effettuare test di tossicità sulle sostanze usate nei cosmetici. Il rischio non è tanto quello di vedere una scimmia seduta in parlamento (scrive Giuseppe Sermonti) ma vedere insinuarsi nella nostra vita la metafisica del babbuino. Ci vorrebbe un nuovo pensiero che fondi i diritti degli animali sul concetto di Creazione e Creature e ridisegni il dato naturale come segno e sintomo,  su una nuova centralità umana liberata dal possesso, su un esercizio del potere trasfigurato dalla commozione. Dove le fusa del micio e la fedeltà di Puffi siano d’esercizio per la nostra amicizia  e misericordia verso i nostri simili. Diversamente, nell’orto del babbuino crescerà la cicuta per il suicidio di massa. O la resa incondizionata ad un’altra civiltà, l’islamica magari che a questi senzadio riserva, senza differenze di specie, il taglio della gola."


e questa,è la mia risposta.

Gentile Redazione di Libero,

volevo complimentarmi con il Vostro collaboratore Luigi Santambrogio per la faziosità del suo intervento zoofobico in cui cerca di illuminare i Vostri lettori dell’insensatezza di un intero movimento e di un’intera cultura. Non ho mai letto una tale quantità di bugie,scritte in un modo tanto oscuro,accanito,vigliacco.
Vorrei dunque procedere ad una controcritica,nel limite dei miei mezzi,perché di tutte le critiche che ci vengono mosse ogni giorno e di tutti i pregiudizi,questo articolo contiene le forme più inesatte,e la più grande mistificazione che io abbia mai letto. è quasi pornografia,buona per menti ottenebrate, ottima per chi la capacità critica l’ha persa in campagna eletterale,per chi il cervello l’ha scambiato con la tessera di partito,ma io non ci sto.
La cultura della morte,che voi volete spacciare per il motore del movimento animalista,è una cultura che si batte per la vita degli animali,e del pianeta,perché una popolazione di 800 milioni di bovini allevati con metodi intensivi,e il relativo foraggio,milioni di ettari di terreno sprecati per portare cadaveri sulla tavola di altrettanti esseri umani,ci porterà alla desertificazione e all’implosione terrestre. La cultura della morte si batte affinché staminali umane formatesi da dieci minuti,possano soppiantare nella ricerca l’osceno dolore,l’osceno genocidio di milioni di animali adulti,senzienti,con un sistema nervoso vivo. La cultura della morte vuole combattere le disuguaglianze alimentari,perché senza l’allevamento selvaggio ci sarebbero più cereali per tutti,più legumi,un’alimentazioni dignitosa per quei popoli che hanno dovuto cedere le loro terre per fare spazio ai campi di cereali,dei quali possono comprare una minuscola parte a prezzi esorbitanti,consci del fatto che quel cibo,necessario alla loro sussistenza,va invece ad ingrassare bovini e polli allevati in batteria dentro oscuri campi di sterminio europei e americani.
La cultura della morte non è quella cultura militarista,fascista,sessista e razzista della quale il vostro giornale è il portavoce più autorevole?
Bugiardi,mistificatori,ignoranti,non avete nemmeno saputo inquadrare esattamente cos’é lo specismo,non un qualsiasi fratello del razzismo,ma il padre di tutti gli ismi,perché con lo sfruttamento della terra e le prime forme di allevamento,le popolazioni primeve hanno conosciuto il dominio,che con il seguire della nostra presunta evoluzione,si è tradotto nel dominio assoluto sulla donna,e sull’uomo,in una scala di giudizio malata e folle che si traduce nella legittimazione di un uomo di disprezzarne un altro per il colore della sua pelle e per la sua provenienza.
Inoltre,un’altra bugia. Il movimento liberazionista è composto da persone radicali,non da terroristi fanatici. Per liberare animali non mi è mai giunta voce che abbiano dovuto uccidere qualcuno,e l’unico obiettivo che colpiscono è il profitto dell’allevatore in questione,o il computer di qualche vivisezionista,dove vengono raccolti anni e anni di barbarie,condotte ai fini degli stabulari rinchiusi in celle e torturati in nome della Santa Madre Scienza.
Odiamo questi uomini,odiamo gli sfruttatori di animali,ma non odiamo l’Uomo. L’umanesimo a mio parere è finito con la legittimazione razionale dell’esistenza delle razze,del colonialismo,ed è stato seppellito con le rivoluzioni industriale e con l’involuzione nei fascismi e nelle dittature del proletariato,non vedo cosa c’entrino gli animali nelle nostre prove di Disumanità. Loro le subiscono,non le provocano.
Avete però scritto una frase opportuna : “la distruzione della sua centralità nella scala culturale, la differenza specifica e di specie”. Si chiama antropocentrismo,e lo vogliamo distruggere. Perché gli animali sono esseri complessi e meravigliosi,intelligenti e senzienti,dai quali ci differenziano non solo Hegel e kant,o Michelangelo e Vermeer,ma anche le guerre,la crudeltà,i genocidi,lo sfruttamento dell’uno sull’altro.
L’uomo sa parlare,scrivere,disegnare,imbracciare un fucile e sparare. Gli animali no,ma hanno forme di vita sbalorditive,sofisticati metodi di sopravvivenza,e un’enorme capacità affettiva. Non siamo noi a voler distruggere l’uomo,è l’uomo che si autodistrugge.

Il senso religioso,cara Redazione,ha giustificato l’ordine gerarchico e lo sfruttamento delle caste cosiddette inferiori,nel medioevo. Ha creato la Santa Inquisizione,mentre l’umanità correva verso l’emancipazione razionale. Ha giustificato il razzismo,la conquista coloniale,i fascismi. E se la ragione che voi ci accusate di negare,sia essa quella ecclesiastica di un Papa/Mullah/Patriarca/Rabbino fanatico che sbraita,o quella di Cartesio,secondo il quale gli animali non sono che meccanismi di carne e di sangue,privi di anima,privi di sensi,allora noi questa ragione la Rifiutiamo,giorno dopo giorno,sempre di più.Sulla libertà non posso dire nulla,tanto è paradossale. Religione =Libertà,Animalismo = Negazione della libertà?
E il mistero? Si,sul mistero ci avete preso. è nel mistero che lasciate i veri soprusi,la verità. è nel mistero che sguzzate,mentite,mistificate. è nel mistero che vivisettori e allevatori conducono i loro sporchi affari.

Per quanto riguarda l’ideologia che sta dietro all’animalismo,che sia comunista,anarchica,cattolica,moderata o apolitica,non ha nulla a che vedere con il Materialismo o con il Paganesimo,in quanto non è la negazione esasperata dell’anima(proprio noi,che cerchiamo di far capire ai sarcofagi quanta anima possiedano gli animali),ne una setta.
E qui,siete pregati di rilasciare un Errata Corrige.

Per finire,la Vostra incapacità di spirito critico si è dimostrata ancora una volta. Voi non informate,voi mentite. Voi non riportate notizie o opinioni,raccogliete semplicemente ciò che esce dal vaso di chi piscia opinioni in eccessiva quantità,e di questo credete di fare informazione.
Non vi ho mai acquistati,e anzi,cerco da sempre di dissuadere chiunque dal comprare il Vostro giornale. Ora questo diventerò un boicottaggio di massa,finché non cercherete,per una volta nella vostra ridicola storia editoriale,di essere critici,obiettivi e onesti.
Non mi aspetto nulla di tutto questo,ma confido.

Distinti Saluti,
M.P.- una senzadio fiera di esserlo.

Posted in l'odio | 3 Comments

Vivre Libre, Ou Mourir!

[…]
Vaillant started, hesitated a moment, then blurted out pettishly. “So
I am. Yes, I am Auguste Vaillant, and i threw the bomb because i have
had enough of this bloodsucking burgeois society […] I am sorry i
failed. I hope others who follow me will be more furtunate. Long live
Anarchy!”

Auguste
Vaillant, dichiarazione registrata il giorno del suo arresto 10
dicembre 1893

Tratto dal
New York Times dell’11 dicembre 1893

Quando
uno decide di partecipare ad una protesta non penso che debba farsi
molti problemi sul come, magari se il gruppetto è sveglio basterà
trovare qualche ingegnoso sotterfugio per potersi rinnovare
esteticamente. Ora mettiamo il caso che voi stiate manifestando
allegramente, due o tre sorrisi sotto le bandiere che filtrano il
sole tanto da poter guardare la sfera, la gente che ti fissa dai
balconi e ai lati delle strade, qualcuno che ti sorride mentre
qualcun’altro cerca di sputarti addosso. Ma tu sei lì non t’importa
porti avanti un pensiero, un moto soltanto verso il tuo obiettivo,
senza isterie di sorta o paranoie complesse.

Ora
però fai un passo indietro e immagina una società al limite
dell’opulenza, sporca grassa e laida, con nicchie di povertà
spaventosa, interi quartieri completamente anneriti, stretti,
soffocati dalla fuliggine dei camini mai puliti, panni stesi
all’ombra delle strade che sembrano la gola di un Cerbero. Umanità
desolante e desolata. Topi, piscio, morsi di cane e di chissà cosa,
vasi stracolmi di merda che dopo un urlo sguaiato li senti
spappolarsi in un vicolo cieco. Puttane d’argento, senza un occhio o
con la pelle mangiata dalla sifilide, piattole e pochi spicci. Non
tanto distante da come siamo ora. Solo che ai cortei non si fanno
parecchi scrupoli a bucarti la pancia.

Qualcuno
oggi di questi scenari si innamora, “Tropico del Cancro” e i
poeti Maudit di fine ottocento, la Francia che cade a pezzi sotto le
rovine della Belle Epoque. Tra un po’ sarebbe bastato davvero poco
per far morire l’Europa, con tutto il bacino di uomini che nuotavano
dentro il suo stomaco.

Dans la
granville de Paris,

Dans la
grandville de Paris,

Il ya des a
bougeois bien nourris,

Il ya des
bourgeois bien nourris.

Discrepanze.

Tutto
si basa su piccole crepe indotte, accenni di crisi, strutture al
collasso per un respiro di troppo.
Ἐνέργεια .

Tu,
Auguste te n’eri accorto presto, non come altrettanti uomini
inginocchiati davanti le porte a racimolare pane e miseria. Al
governo, in Francia, Sadi Carnot accompagnato da Jean Casimir Perier,
grande amante del sangue. Non sopportava il fatto che gli operai del
nuovo sistema industriale si incazzassero sul fatto di essere
sottopagati. Immagino che tu avessi sentito parlare del misterioso
Bellagarigue e il suo “Au fait! Au fait!”, ti immagino a leggerlo
avidamente insieme ai compagni nelle case buie e puzzolenti attaccate
alla fabbrica.

In
tutto il mondo gli anarchici venivano arrestati per aver pubblicato
una raccolta di poesie. Forse il tuo fegato cominciava a riempirsi
troppo.

Ernest
Courderoy. Morto in circostanze non chiarite.

Joseph
Dejacque. Morto in circostanze misteriose.

E
sono solo due di una lista che si perde

Alessandro
I è ormai solo un frullato, ma il potere si ingigantisce intorno ai
confini, diventa cemento pronto a sfondare crani, reprimere, affogare
la parola sotto il piombo e le baionette.

Tu
c’eri alla II internazionale?

Brusse
e Guesde, i famosi “possibilisti”, gente che aveva già capito
che per controllare il popolo si doveva essere per forza
parlamentari. L’anno dopo a Bruxelles al congresso socialista non
avreste neanche messo piede.

E
intanto Ravachol. 1892. Forse leggevi “La Dynamite” sull’eco
della canzone anticlericale che Ravanchol cantò mentre moriva.

Dans la
grand’ville de Paris
Dans la grand’ville de Paris
Il y a
des bourgeois bien nourris
Il y a des bourgeois bien nourris
Il
y a les miséreux
Qui ont le ventre creux:
Ceux-là ont les
dents longues,
Vive le son, vive le son,
Ceux-là ont les dents
longues,
Vive le son
D’l’explosion!

Brekman
ferì Frick, un magnate delle acciaierie, mentre quest’ultimo non si
fece scrupoli a mandare i suoi scagnozzi per sgozzare un po’ di
operai riottosi qualche tempo prima. L’anno dopo tocca a Schicchi,
condannato per un attentato dimostrativo al consolato spagnolo,
voleva vendicarsi delle torture subite dalla polizia per quello che
era scritto sul suo giornale “El Porvenir Anarquista”. Auguste,
l’immagine dell’anarchico feroce e assassino, con i baffi incolti.

Non
esiste un movimento direzionato più rapido del pensiero.

Auguste
si affaccia dal suo piccolo buco umido. Le tarme fanno scricchiolare
ogni asse, ogni chiodo è fuori posto, giù in strada un cazzo di
ubriacone che declama versi e sa di storia cerca di palpare il culo
alla proprietaria dell’ostello di fronte, lei in tedesco timidamente
mascherato sotto un accento francese sfodera il palo della scopa e
batte ripetutamente il vecchio.

Se
muori spero te ne vada all’inferno”!.

La
polizia non arriva qui, Perier saranno mesi e mesi che manda in
delirio la cittadinanza per bene, guardarsi bene dai feroci
anarchici, vi vogliono morti, vogliono che la vostra opulenza venga
portata via e riconsegnata al popolo. Nelle accademie il terrore era
misto al senso dell’orrido, “non si può arrestare il progresso,
non si può arrestare la scienza”.

Vive le son
d’l’EXPLOSION!

Dansons la Ravachole,
Vive le son, vive le son,
Dansons la Ravachole,
Vive le son
D’l’explosion!
Ah, ça ira, ça ira, ça ira,
Tous les bourgeois goût’ront d’la bombe,
Ah! ça ira, ça ira, ça ira,
Tous les bourgeois on les saut’ra…
On les saut’ra!

Sangue
freddo come il mare, come le mani sporche. La polvere pirica se
inalata fa bruciare gli occhi, ma non è come quando qualcuno taglia
una cipolla.

L’azione
è disorganica, non può essere tutto teoria, non può esserlo per
forza. Se la parola basta ad ucciderti forse parlare non basta. Non
possiamo consegnare le migliori menti in mano ai becchini.

Gli
arrondissement effettivamente non sono altro che la forma della
piramide. Grande Depressione mentre il capitalismo della seconda
rivoluzione industriale si contorce. Sei consapevole che il mondo
cresce grazie a tutta quella gente stipata nelle fabbriche.
Proletariato, feccia.

Mi
passa per la testa un’altro momento. Non mi ricordo il nome, ma so
che in quel momento in galera c’erano Enslin e Baader, mentre fuori,
qualcuno con molta calma costruiva bombe a mano di vetro per non
farli riconoscere ai metal detector.

Non
si può essere razionali e non avere coscienza di reazione forse.

Nelle
orecchie lo scoppio dei fucili carichi del Presidente addosso ai
manifestanti, ai comizi, ai redattori, ai filosofi, a tutto il mondo
se possibile pur di stare in piedi.

Giù
su una parete, la Camera dei Deputati squarciata.

Dall’energia,
una piccola crepa.

Nulla
era al sicuro, niente e nessuno.

E
poi l’arresto? Spesso mi sono chiesto come lo avresti raccontato di
voce tua.

«Ho
preferito ferire un gran numero di deputati piuttosto che uccidere
qualcuno. Se avessi voluto uccidere avrei caricato con dei
pallettoni. Ho messo dei chiodi; ho voluto quindi solo ferire. Non
posso certo mentire per darvi il piacere di tagliarmi il collo! »

Due
mesi di vita in un carcere, pestato dai secondini, condannato alla
gigliottina. Vaillant e la bomba, Vaillant e l’anarchia che uccide,
che terrorizza e manda a morte lo Stato.

Carnot
rifiuta la richiesta di grazia.

"Messieurs,
dans quelques minutes, vous allez me frapper, mais en recevant votre
verdict, j’aurai au moins la satisfaction d’avoir blessé la société
actuelle, cette société maudite où l’on peut voir un homme
dépenser inutilement de quoi nourrir des milliers de familles,
société infâme qui permet à quelques individus d’accaparer les
richesses sociales (…) Las de mener cette vie de souffrance et de
lâcheté, j’ai porté cette bombe chez ceux qui sont les premiers
responsables des souffrances sociales."

Viva
l’Anarchia! La mia morte sarà vendicata!”.

Lo
fu per davvero una settimana dopo, con una bomba al caffè Terminus
di Parigi, l’attentatore era Emile Henry, gigliottinato il 21 maggio.

Il y a les
magistrats vendus,
Il y a les magistrats vendus,
Il y a les
financiers ventrus,
Il y a les financiers ventrus,
il y a les
argousins.
Mais pour tous ces coquins
Il y a d’la
dynamite,
Vive le son, vive le son,
Il y a d’la
dynamite,
Vive le son
D’l’explosion!

Il y a les
sénateurs gâteux,
Il y a les sénateurs gâteux,
Il y a les
députés véreux,
Il y a les députés véreux,
Il y a les
généraux,
Assassins et bourreaux,
Bouchers en uniforme,
Vive
le son, vive le son,
Bouchers en uniforme,
Vive le
son
D’l’explosion!
Il y a les hôtels des richards,
Il y
a les hôtels des richards,
Tandis que les pauvres
déchards,
Tandis que les pauvres déchards,
À demi morts de
froid
Et soufflant dans leurs doigts,
Refilent la comète,
Vive
le son, vive le son,
Refilent la comète,
Vive le
son
D’l’explosion!

Ah, nom de
dieu, faut en finir!
Ah, nom de dieu, faut en finir!
Assez
longtemps geindre et souffrir!
Assez longtemps geindre et
souffrir!
Pas de guerre à moitié!
Plus de lâche pitié!
Mort
à la bourgeoisie,
Vive le son, vive le son,
Mort à la
bourgeoisie,
Vive le son
D’l’explosion!

Ravachol
Vaillant Henry.

Ci
penso Caserio poi ad uccidere Sadi Carnot.

Posted in memento | Comments Off on Vivre Libre, Ou Mourir!

i think of Dean Moriarty

Neal Cassady esuberante-sconvolto con le mani in tasca a bocca spalancata sotto lo sciorinare di Neal Cassady suo padre disperso nel turbine monotono incandescente del cerchio del divagare senza sosta degli angoli dei calli d’America.
e nei bassifondi peggiori di Denver ti ritorci col padre alcolizzato dall’età di cinque anni dai quali inizierai un fulminare di passaggi ininterrotti spalancati a ogni motivo primo di muoversi e agire nella coscienza-incoscienza di un tramutare indefinito -la tua esistenza da iniziazione allo sconfinato e inconcepibile del vivere accompagnato dall’ intrusione di te-saggio tra la feccia e la carne stanca dell’ uomo, in ricerca di bersagli da trovare e colpire e ricominciare a tua insaputa sopra l’orrore desolato del magma delle esistenze mediocri a capo ribassato al servizio di un lavoro di promesse di frustrazioni da impiegato delle assicurazioni -l’ intossicazione di gioia del vivere e del vedere e andare fin oltre il fondo, ridestandoti in un continuum che annulla la ripetizione e le false promesse di libertà.
tutto è racchiuso in chi ha condiviso la tua vita, tutto racchiuso nelle grandezze di Kerouac, Holmes, Ginsberg, Kesey e di tutti coloro che ti riconobbero e ti accerchiarono e ti profanarono insieme in ogni profezia e libero girovagare.
Neal che non insegue nulla tranne che sè stesso e il suo camminare trascendentalista, divertimento ineccebipile che scansa ed elimina la destinazione da raggiungere.
e le serate chiuse tra gli avventori del Metropolitan nel quale vivevi con tuo padre a Denver dove il tuo dardo faticosamente costruito con un ago per cucire infilato in un fiammifero di legno si librava verso il bersaglio prescelto immediato,in una corsa continua a cercare il bersaglio prossimo inesauribile tra tutti gli uomini seduti, fino a perderlo, fino a rimanere a corto di bersagli, stanco di cercarli e deciso a smettere accanto alle rotaie della ferrovia fuori San Miguel de Allende in Messico.
ti saluto Neal Cassady –

questa è la nostra nuova penna,Max Roach,detto anche Gregor Samsa neo-beat.sesso indefinibile,anarchia unica via,e con la metrica e la punteggiatura ci puliamo il culo.

Posted in memento | Comments Off on i think of Dean Moriarty

Crush my calm you Cassavetes

John Cassavetes…

Mable che balla da sola il motivo
centrale del Lago dei Cigni, burlescamente, creando spazi che
interrompono le situazioni più banali, lo scendere da una scala, il
ricevere un ospite. Una splendida, limpida, pantomima tragica, una
moglie, che invita tutti a seguire la sua mente sovraffollata e i
suoi gesti inconsulti, clowneschi, la sua maschera di assoluta
vitalità.
La strada nel caos del traffico, la moglie pazza, in
gonnellina, saltellante e infreddolita,le donne perbene la evitano, i
suoi figli scendendo dallo scuolabus la abbracciano, teneramente.
Riscoprendola ogni giorno, loro, gli unici complici di uno splendido
teatro che verrà represso in un manicomio.
Una Moglie-“A woman
under influence”-è uno dei miei film preferiti.
La scena del
Pub di “Mariti”-Gus, Archie e Henry. Il confronto con la morte,
l’amputazione del quarto elemento del gruppo, diventa l’inizio di una
farsa salvifica, scandalosa, allegorica. I suoi saliscendi, i suoi
ritmi, le sue maschere iper-umane, iper-caratteriali. L’eccessività
grondante dei gesti, la visceralità che si rincorre
ininterrottamente, creando tòpoi inediti. L’allegoria di Bacco, il
pub unto e sovraffollato, gli spettatori, compagni anonimi, irlandesi
ubriaconi, la regina della festa, che come in un qualsiasi
ribaltamento boccaccesco, è una donna stagionata e sguaiata, che
invita il trio alla rivolta delle loro vite borghesi, alla
trivialità, al rito scatologico.
La scena del vomito, forte e
allo stesso tempo banale. Tre uomini che cercano la libertà e si
ritroveranno di nuovo amputati.
La fabule dei maschi-allontanati
dalle mogli per vivere momenti di assoluta solidarietà e
convivialità-le hai maltrattate e rovinate, sviscerate, frugate.
In
un continuo riverbero dell’eterna incomprensione dei sessi, delle
anomalie della vita borghese, senza moralismi, senza banalità.
Frugare la vita famigliare in tutte le sue farse, le sue
incomprensioni, i suoi eccessi sentimentali.
Grazie.

Ben,
Hugh, Leila. L’imputtanimento della vita. I fratelli di tre colori
diversi, il jazz, una NY festosa e tragica, le vite anodine, il
contrasto tra colori di pelle. Il furibondo naufragio del
non-comprendersi.
Grazie anche per “Ombre”. Un film di rara
bellezza estetica.
Il re senza corona, Cosmo Vitelli, un Ben
Gazzara allucinato ed infinito che regala orchidee alle sue puttane,
tenutario di un night club che gode del privilegio assoluto di una
gang di vecchi gangster, tutt’altro che gloriosi, tutt’altro che
mitologici. Calvizie incipienti, sguardi guerci, richieste assurde di
ricatti, estorsioni, omicidi. “Assassinio di un allibratore
cinese”, la scena della cameriera che fa l’audizione, una povera
sciacquetta dal viso banalmente e infinitamente americano, interrotta
dall’ingresso della venere nera, assoluta bellezza mercificata, di
cui corteggia anche la madre, come se infondo fosse lui a proteggere
la bellezza di questi corpi venduti, dalla crudeltà degli sguardi,
dallo squallore dei balletti. Gli schiaffi della splendida ragazza di
colore, disperata e innamorata, in questo sudicio carnevale. E
ancora, l’omicidio del gangster cinese, lo spaesamento. Ubu re.
La
farsa del prestigio del crimine organizzato, che si perde nello
squallore delle singole splendide scene.

Potrei continuare a
citare Scie D’amore, Minnie& Moskovitz, Volti, Gloria.
Ma non
serve. Serve ricordarti in un periodo storico in cui ogni film è uno
stereotipo del film precedente, ogni film presenta dei casi,
orchestrati a dovere per entrare nell’immaginario e fissarsi come
statue, prive di personalità. Dedico questa lettera a chi pensa che
film come “Little Miss Sunshine” siano i meglio prodotti del
cinema indipendente americano. A chi pensa che Vincent Gallo, Larry
Clarke e Gus Van Sant siano sovversivi. A chi ancora crede che i
fratelli Coen siano stati gli unici e i più grandi, nel mostrare
quanto è stratificata, allucinata e perplessa, nonché farsesca, la
società americana.
E poi a te, all’appendice della tua mano, la
santa telecamera, a Gena Rowlands-la donna capace di diventare tutte
le donne e nessuna, la Moglie che si interpreta in mille accezioni-e
a quel coglione di tuo figlio Nick che non sa fare un cazzo.
E
alla tua bellezza angolare, corona del tuo talento, bruciato
velocemente nel bourbon. A quello che ci hai lasciato. E alla
singolare profondità e universalità dei tuoi segni.
Ti amo, John
Cassavetes.

Crush my calm you cassavetes
I was sitting tight so quiet
quiet
In the dark till the lights came up my heart
Beating
like a riot riot
Hollywood are you sitting on a sign
For
someone to come on bust a genre
You poor city of shame
Ask
me what you’re needing
I’ll sell you his name
cos he was
the one to send it with truth
That’s something from
someone
And gena rowlands complete control for cassavetes
If
it’s not for sale you can’t buy it buy it
Sad-eyed mogul
reaching for your wallet
Like hand to holster why don’t you
try it try it
Hollywood are you waiting on a sign
For
someone to come on bust a genre
You poor city of shame
Ask
me what you’re needing
I’ll front you his name
cos he was
the one to send it with truth
that’s something from someone
and gena rowlands

e ti amano pure i Fugazi.

Posted in memento | Comments Off on Crush my calm you Cassavetes

1989-2009,COX18!

arrivano alle otto di mattina strisciando come blatte,murano un’intera via come se non si fosse già abbastanza inermi,perché di mattina così presto sanno di non trovare nessuno-non sono gli uffici del Comune,dove prima delle dieci trovi stormi di immigrate intente a tirare a lucido le sedie e le scrivanie. però spettacolarizzano,creano uno show mediatico,attirano attenzione,tanto poi De Corato elargisce pacche sulla testa,come Linus Van Pelt agli uccellini,salvo che nel caso di De Corato,non viene sua sorella Lucy a dargli dell’idiota.

insomma,un altro cadavere-dopo Orso,Fornace,Garibaldi,La Stecca.
la mappatura degli spazi occupati,pubblici,e autogestiti si riempie di cancellature,come se i nomi fossero stati estirpati dalla mappa con l’accendisigari dell’autoblu di qualche assessore,e rimane la bruciatura,nera e irreversibile.l’identità del quartiere,la forza del territorio,del lavoro comune,del legame con la zona,si perde,e così l’identità di una città.

non riesco a scrivere altro.
ora ho il cuore pesante.non solo per la possibile perdita di un archivio di valore inestimabile come quelli di primo moroni.non solo per il cox18,la sua facciata,i suoi cessi sgaruppati e la saletta.
per Milano.

seguiranno aggiornamenti-non posso lasciare un’altra lettera incompleta.
un saluto ai compagni che si sono precipitati al cox e a palazzo marino.e un invito a resistere.
hanno sgomberato un pezzo di tutti noi,abbiamo il diritto di essere incazzati.

Posted in l'odio | Comments Off on 1989-2009,COX18!